Sciacca. La città delle ceramiche e delle terme, del Carnevale, delle scalinate decorate che scendono sino al porto, delle botteghe artigiane con teste di moro, zuppiere e ornamenti appesi sino al soffitto. Città della Basilica di Santa Maria del Soccorso, del Castello della Luna e limitrofa ad una curiosa destinazione di viaggio scelta poco prima di raggiungere Modica: il Castello Incantato. Non parliamo di un'aggiunta evocativa pensata da chi scrive: è il suo vero nome, nonostante non si tratti di un vero e proprio castello ma di un museo-giardino dove il suo artista-padrone rispondeva al nome di "Sua Eccellenza".
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In viaggio parto con molti appunti e una tasca vuota da riempire con l'improvvisazione. Non programmo itinerari al minuto o al secondo perché mi piace afferrare sassi lungo la strada e aggiungerli all'esperienza in divenire. Voglio essere libera di andar per consigli, seguire dritte da persone date in loco o, come in questo caso, notare il buffo nome di una località su Maps e raggiungerlo. Caccamo.
Un mondo di pietre, scarti di vetrerie e armonie cromatiche che convivono in un "bosco incantato". Selva di Sogno è un parco sculture / giardino artistico posto nei dintorni di Casole d'Elsa in Toscana, frutto del fervente talento e creatività di Deva Manfredo (vero nome: Manfred Flucke), artista di origini tedesche che da quasi trentanni ha consacrato il bosco vicino all'Istituto Osho Miasto come suo regno, dando vita a opere davvero originali.
Raggiungere la Sicilia in auto. Da Livorno a Cefalù e oltre, in questo strano 2020 di mascherine, disinfettanti, pandemie e contatti limitati con il prossimo. Il Peugeot camperizzato ci ha permesso un grande distanziamento sociale, così come il noleggio di un cabinato a Trapani con il quale abbiamo navigato attraverso le Egadi evitando le grandi folle di vacanzieri. Un itinerario studiato per il coronavirus e per immergerci nello straordinario patrimonio italiano e nelle meraviglie del Sud. Una Sicilia che non manca di località celebri come Palermo, Modica, Scicli, Marzamemi ma che comprende inoltre mete più intime e raccolte, adatte a questi tempi incerti e ai viaggiatori che come noi, in estate, detestano sgomitare in carnai.
C'è un'Italia da riscoprire e da amare, più di prima se possibile. L'Italia dai mirabolanti paesaggi, dei grandi capolavori e quella meno conosciuta delle frazioni di provincia, dei preziosi borghi racchiusi fra monti e campagne. Dopo il via libera del 18 maggio, con due mascherine appese al portacellulare, ci siamo recati nel nord della Toscana e prima di raggiungere le zone della Garfagnana e della Lunigiana, vero obiettivo di spostamento, ci siamo fermati in Versilia per tornare a Casoli, il paese dei graffiti.
Visitato in passato senza l'ausilio di macchine fotografiche e rapidi mezzi di condivisione, meritava un ritorno e un successivo racconto sul blog per condividerne bellezza e unicità soprattutto con chi non ha mai sentito pronunciare il suo nome. Situato ai piedi del Monte Matanna, il paese di Casoli, oltre ad essere una incantevole frazione del comune di Camaiore (Lucca), è un borgo caratterizzato dalla presenza di circa 120 graffiti che decorano piazze,balconi e murate, ritraendo miti, personaggi del borgo e antichi mestieri che permettono di immergersi maggiormente nella storia dell'abitato ma anche nella storia di quell'Italia antica e rurale che spesso tendiamo a dimenticare.
I benefici del camminare e del praticare sport all'aria aperta non si contano, specialmente dopo una lunga quarantena. Stiamo entrando nella fase 2, non sarà ancora possibile muoversi in piena libertà fra le regioni italiane ma nessuno ci vieta di prendere appunti per le settimane a venire. Al momento, nel calderone dei consigli di viaggio presenti su Viaggiare Oltre, non voglio inserire città e località affollate. Dobbiamo ancora rispettare il distanziamento sociale per limitare i rischi di contagio, quindi meglio non avere idee avventate.
Molti di noi, inoltre, hanno praticato poca attività fisica negli ultimi mesi, quindi perché non utilizzare le infinite sfaccettature del territorio toscano per fare movimento e visitare la regione da un punto di vista alternativo? Perché non scegliere le vie dei sentieri, le camminate nel verde per divertirsi in innumerevoli escursioni all'aperto riuscendo a mantenere senza troppi sforzi, limiti e distanze sociali? Può essere un'idea per prime mini vacanze in sicurezza. Parto con il consigliarvi tre sentieri e attività outdoor e, come sempre, vi invito a seguirmi su Instagram per altre idee e consigli di viaggio.
Vie Cave di Pitigliano
Le Vie Cave sono sentieri scavati nella roccia tufacea che si snodano nei dintorni del paese di Pitigliano, in provincia di Grosseto. Ottime per camminate ed escursioni a cavallo, fanno parte di una grande opera di scavi realizzata in epoca etrusca. Ad oggi, non ne è ancora stato chiarito l'utilizzo: c'è chi sostiene che fossero opere per il deflusso delle acque, chi vie di collegamento a scopo difensivo o, ancora, luoghi per riti di carattere sacro.
Percorrendole si ha l'impressione di un viaggio nel tempo, fra suggestive pareti di roccia, solchi scavati nel terreno, incisioni, tombe e nicchie scaccia-diavoli, quest'ultime risalenti al periodo medievale e contenenti immagini sacre per aiutare i viaggiatori a percorrere il cammino. Le Vie Cave possono essere percorse a piedi o a cavallo e, ad oggi, se ne contano ancora una decina. Alcune come la Cava di San Rocco, il Cavone, la Cava di San Sebastiano sono interne al Parco Archeologico di Sovana, altre come la Cava di Fratenuti parte dal centro storico di Pitigliano, uscendo dalla porta di Sovana. Un'altra opzione è la Via Cava di San Giuseppe (foto sotto) alla quale si accede da un piccolo slargo sulla destra lungo la strada che da Sovana conduce a Pitigliano.
Da San Gimignano a Monteriggioni lungo la Via Francigena
A piedi come in mountain bike, a cavallo come in tandem. Sulla Via Francigena si ascoltano migliaia di storie e i modi per percorrerla sono infiniti. A livello toscano, non abbiamo ancora avuto il piacere di percorrerla per tutta la lunghezza ma a inizio anno, poche settimane prima della propagazione del coronavirus, abbiamo organizzato un itinerario in mountain bike, scegliendo il tratto che da San Gimignano porta a Monteriggioni. Un saliscendi di colline, minuscole frazioni e gloriosi panorami toscani. Su due ruote, a cavallo, a piedi... scegliete voi. Per chi, come me, è alle prime armi con le salite in mountain bike, consiglio il noleggio di una e-bike a pedalata assistita. Faticherete ugualmente, siete avvertiti ma, dal momento che ci daranno il via libera, sarà il caso di iniziare a buttare giù tutte le mangiate della quarantena?
Sup in Garfagnana
Come ultimo consiglio, propongo un'idea diversa, basata su altre tipologie di movimento. In Garfagnana fra Bagni di Lucca e San Marcello Pistoiese si trova la sede del Canyon Park, un parco avventura dove vengono organizzate sessioni di Sup, Zip Line, Yoga Sup ed escursioni lungo il torrente Lima, vicino fra l'altro anche all'Orrido di Botri. Percorsi aerei, passaggi su roccia sospesi nel vuoto e pagaiate in acque color smeraldo. L'anno scorso ci siamo divertiti tantissimo a pagaiare lungo il magnifico tratto del torrente, incredibilmente trasparente, con percorsi incastonati fra le gole. Lascio il collegamento al sito internet del parco avventura in modo che possiate informarvi su quando riapriranno le attività.
Pssst! Avevo detto tre consigli ma c'è un bonus. Collegatevi a questo articolo pubblicato per Visit Tuscany per scoprire altri sentieri e camminate toscane alla scoperta di mulini, acquedotti e "vie dell'acqua".
Cielo azzurro, neve che crocchia sotto le ciaspole e un paesino senza auto da raggiungere a piedi. Chamois, annoverata tra le perle delle Alpi, è il borgo valdostano conosciuto per la totale assenza di auto e mezzi di circolazione (esclusi sci o biciclette nella bella stagione). Secondo le statistiche tanto amate nel mondo dei viaggi risulta essere "l'unico comune italiano su terraferma non raggiungibile da mezzi a motore".
Esistono due modi per raggiungerlo: arrivare a piedi lungo il sentiero che parte dalla frazione de La Magdeleine o salire sull'unica funivia che comunica con il borgo e che parte dalla frazione di Buisson (comune di Antey-Saint-André)... ma perché privarsi di una splendida passeggiata in compagnia di neve e aria invernale?
Raggiungere il sentiero è semplice: basta seguire le indicazioni per la Magdeleine (frazione Le Vieux) e cercare il cartello posto all'inizio della passeggiata.
La camminata (o ciaspolata) ha durata di un'ora. Un sentiero al cospetto di bellissimi panorami innevati e belvedere che offrono viste di tutto rispetto, tra le quali cito quella che si affaccia sulla vetta del Cervino.
Anziché camminare abbiamo scelto le ciaspole e tornando indietro ripeteremmo sicuramente la scelta: sono risultate molto utili in salita e in discesa dato che due/tre punti del sentiero erano ghiacciati e scivolosi. Le abbiamo noleggiate presso la località de La Magdeleine e una volta raggiunto il paese di Chamois le abbiamo riposte nelle apposite sacche e portate a spalla. Se non le avete mai provate non sono difficili da utilizzare, non pesano e non ingombrano più di tanto.
L'itinerario che porta a Chamois è chiamato percorso energia e al suo termine si apre il paesino con le sue casette alpine in legno e pietra. Un dedalo di viuzze tutte da percorrere.
La località offre inoltre sedici chilometri di piste (2 blu e 8 rosse) vicine alla piazza principale e alla Chiesa Parrocchiale intitolata a San Pantaleone, medico di Nicomedia martirizzato per le sue doti di santo taumaturgo.
Il paesino è armonioso e curato e quasi ogni oggetto, portone, addobbo meriterebbe di essere fotografato.
Come sapete non sono solita dar consigli su dove mangiare perché credo che esigenze/gusti/pareri gastronomici siano strettamente personali quindi, quando lo faccio, riponete la massima fiducia. Andate da Chez Pierina. Ordinate ravioli fatti in casa, polenta concia ("concia" significa con aggiunta di burro e formaggio fuso) accompagnata da carne di cervo e strudel. Mi ringrazierete del consiglio... e mi raccomando prenotate! E' un ritrovo conosciuto.
La regola d'oro in un viaggio è perdersi e quando si crede di aver visitato una città in lungo e in largo è bene voltarsi, tornare indietro e cominciare a perdere (volontariamente) la bussola, percorrendo nuove strade e nuovi percorsi o anche gli stessi, ma con occhi più aperti. Si possono scambiare due chiacchiere con persone mai incontrate, valutare un ingresso più consapevole in una chiesa visitata anni prima, notare negozi storici in fondo ai vicoli, un particolare mentre si scatta da un obiettivo e magicamente l'itinerario cambia. E' come veder comparire un filo rosso sull'asfalto, da prendere e seguire per vedere dove porta.
Se avete letto Toscana Inconsueta, sapete che a Natale amo raggiungere le grandi città toscane come Firenze (o Siena in questo caso) per acquistare gli ultimi doni natalizi e lasciarmi coccolare dalle proposte di negozi e attività storiche delle città che preferisco frequentare di gran lunga rispetto alla spersonalizzazione dei grandi centri commerciali. Antiche cioccolaterie, librerie, cafè, fino a chicche scovate da sola o raccomandate da persone del posto.
Il Mercato nel Campo è diviso in settori che vanno dall'artigianato alla gastronomia tipica e ha luogo ogni anno il 7 e 8 dicembre con la partecipazione di negozi artigianali (senesi e non) che espongono i loro prodotti sulle bancarelle. Ero in cerca di regali natalizi e ho trovato (quasi) tutto quello che cercavo. Sacchetti profumati e idee regalo per la casa, un peluche morbidissimo di un giocattolaio fiorentino regalato alla mia nipotina, sciarpe morbide e molto altro ancora.
Mancavano alcuni regali ma eravamo arrivati al dopo pranzo e per uno spuntino veloce abbiamo raggiunto la Salumeria il Cencio. Panino crudo e pecorino, Rosso di Montepulciano al bicchiere in compagnia di australiani loquaci e, poco più avanti, l'assaggio del cremoso caffè della Torrefazione Fiorella, a parere di molti il migliore di Siena.
A pancia piena tutto è più chiaro e lasciando la piazza abbiamo iniziato a "perderci" in strade e vie secondarie. Da questo punto in poi è comparso un itinerario alternativo che ci ha portato in alcuni negozi storici (e non) della città.
Siamo partiti dalla Libreria Senese a due passi dal Duomo. Presente dal 1974 è un luogo dove sostare a lungo in cerca di ispirazioni e nuove letture. Ci siamo persi per ore scorrendo titoli e nuove pubblicazioni, divisi tra la narrativa di viaggio (per noi) e storie di marinai, burrasche e libri di ricette per i nostri cari.
Poco più avanti, svoltando in Via dei Pellegrini, siamo incappati nella Fabbrica delle Candele. Siete mai entrati? Unione di negozio e laboratorio "a vista" con fiori lasciati ad essiccare a testa in giù, cera riscaldata su cucchiaini e tante splendide creazioni realizzate con le più disparate lavorazioni, come la tecnica "millefiori", dove la candela viene costruita strato su strato.
Poco più avanti (cercando un cappello) ho dato una sbirciatina alla Cappelleria Bertacchi, presente a Siena e con altre due sedi a Lucca e a Vancouver. Cappelli realizzati a mano, di ottima fattura e per tutte le tasche. Ringrazio, tra le altre cose, la ragazza perfettamente in posa di fronte al negozio, non ci eravamo messe d'accordo.
Terminando con gratitudine questo itinerario segnato dai cambi di direzione, ci siamo diretti verso l'unica meta programmata della giornata, la Cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta.
Visitai la cattedrale tantissimi anni fa ma senza entrare all'interno della Libreria Piccolomini e da anni volevo rimediare alla pecca. La Libreria Piccolomini venne fatta costruire nel 1224 dall'arcivescovo Francesco Piccolomini Todeschini per custodire il patrimonio raccolto da suo zio (Papa Pio II) e tra il 1502 e il 1507 venne completamente affrescata dal Pinturicchio. Un grande capolavoro da contemplare che può rappresentare l'inizio o la fine di una giornata senese... sempre che un immaginario filo rosso non vi ostacoli dando vita a un nuovo percorso.
Lago di Tovel, Val di Non. Bacino naturale più grande del Trentino raggiunto lo scorso weekend nel corso di un fine settimana in montagna. Partiti da Livorno con trentadue gradi e costumi da bagno stesi sul balcone, abbiamo raggiunto il Parco Naturale Adamello-Brenta e dintorni, soggiornando in alpeggio per cinque giorni al fresco.
Abbiamo percorso il parco in lungo e in largo, camminando tra sentieri e cascate e non potevamo andarcene senza ammirare questo celebre lago. Al Lago di Tovel, a farla da padrone, è la natura incontaminata con i colori cangianti delle acque che virano dal verde all'azzurro dove si proiettano straordinari riflessi. Abeti, montagne (le Dolomiti di Brenta), imbarcazioni che quasi si divertono a girarsi "sottosopra", conferendo ancora più suggestione e magia al paesaggio.
Le acque del lago sono pulite e trasparenti, tanto da riuscire a intravedere piccoli pesci, sassi a notevole distanza dalla riva e i resti della foresta sommersa, la porzione di bosco che, a causa di una grande frana avvenuta sul finire del Cinquecento e di un progressivo innalzamento delle acque, venne sommersa dal lago. Tronchi sommersi che hanno scatenato la curiosità dei biologi che prelevando campioni e compiendo numerose ricerche hanno scoperto che alcuni di questi hanno origini antichissime, come il tronco di abete bianco nel golfo nord-orientale del lago che risalirebbe all'anno Mille.
Dal Lago di Tovel si aprono numerosi sentieri e si può scegliere se compiere il giro del bacino e/o aggiungere una camminata di due/tre ore per raggiungere belvedere e malghe più lontane. Sono tante le storie che circondano il lago come la leggenda legata alle sue acque che fino agli anni '60 in determinati periodi dell'anno assumevano un forte colore rosso. Ne era causa un'alga, la Tovellia Sanguinea, oggi non più presente come in passato che tingeva il lago nei mesi più caldi. Ma se vogliamo dar retta all'immaginazione e a una spiegazione meno razionale dei fatti crediamo alla leggenda della regina Tresenga: il lago era rosso come il sangue della fanciulla che non volle sposarsi con Lavinto, re di Tuenno, che uccise lei e il suo esercito corso in difesa.
Tovel, il Lago Rosso (credits meteoweb.eu)
I dintorni del lago offrono sporadici bar/ristoranti dove sedersi per concedersi una pausa dalla camminata assaggiando funghi, polenta, strudel e altre ghiottonerie regionali. Abbiamo scelto l'Albergo Lago Rosso, dato che si trovava a circa metà camminata e l'abbiamo trovato meno frequentato rispetto ai primi locali trovati sul percorso. Tuttavia, c'è chi arriva al parco portandosi il pranzo da casa per un picnic sui tavolini della riserva. La scelta è vostra: noi avevamo terminato le scorte alimentari sulla casetta viaggiante (ci avete seguito su Instagram?) e quindi ci siamo lasciati viziare.
Cervo e funghi con polenta
Come si arriva al Lago di Tovel? Basta raggiungere la località di Tuenno in Val di Non e seguire le indicazioni per la SP14. Nei weekend di primavera/autunno e in estate la mobilità è gestita dal Parco Adamello-Brenta e dunque chi arriva in macchina può parcheggiare il mezzo nelle aree a pagamento. Il parcheggio costa 10€ e comprende i biglietti a/r della navetta che conduce al lago. Per motivi di afflusso turistico, in determinate stagioni, non è infatti possibile raggiungere il lago di Tovel direttamente in macchina.
Chi non vuole parcheggiare il mezzo nelle aree a pagamento può parcheggiarlo sulla strada provinciale, prestando attenzione ai divieti di sosta. Dal parcheggio si può scegliere se usufruire della navetta o raggiungere il Lago di Tovel a piedi ma a questo proposito vi giro il consiglio lasciatoci da un'autista: meglio prendere la navetta all'andata per evitare di arrivare stanchi al lago vista la strada con dure salite e godersi il sentiero dal lago al parcheggio (in discesa!) al ritorno. Una volta raggiunto il lago vi renderete conto che esisteranno molti percorsi per camminare a piedi e a lungo, quindi stancarsi subito è piuttosto inutile.
Un ultimo e curioso aspetto legato al Lago di Tovel è la mancanza totale di connessione. Non c'è campo. Neanche una tacca e il wifi non viene offerto neppure dai ristoranti. Le notifiche, i messaggi si azzerano già a partire dai primi metri dopo il parcheggio. Di fronte a questo spettacolo lasciate dunque il cellulare in tasca e siate vivi e presenti... che è meglio così.
Vento freddo all'ombra, sole primaverile sul viso. Con un discreto alternarsi di nubi grigie e raggi solari, abbiamo approfittato di un weekend di primavera per dirigerci da Livorno a Levanto per una camminata sui sentieri che si affacciano lungo i primi panorami delle Cinque Terre. Volevamo, in particolare, passeggiare lungo un percorso adocchiato da tempo: il sentiero n°1 del CAI che da Levanto porta a Monterosso.
Partiti da Livorno alle 10:00 del mattino abbiamo parcheggiato l'auto a Monterosso, punto di arrivo della camminata, per poi raggiungere Levanto in treno. Consigliamo a tutti questa soluzione perché la comodità di ritrovare la macchina dopo la lunga camminata è impagabile. Dalla stazione ferroviaria di Monterosso potrete dunque raggiungere Levanto pagando un biglietto di 4€ (a testa) per una corsa di (soli) 7 minuti.
Il sentiero Levanto Monterosso ha una durata di circa due ore e mezza che diventano tre se si contano pause e soste per foto. Per buona parte è in salita: è consigliabile quindi partire con una gamba allenata anche se la camminata, in sé e per sé, non è difficoltosa. Il premio sono sette chilometri di panorami mozzafiato, tra profumi di macchia mediterranea e passeggiate tra boschi e falesie a strapiombo sul mare.
Per imboccare il sentiero da Levanto dovrete raggiungere la Chiesa di Sant'Andrea (in centro) ed aggirarla, seguendo uno dei due viottoli che portano al sentiero n°1.
Sin dai primi passi non mancheranno scorci panoramici e piacevoli sorprese come questo grazioso e originalissimo bed&breakfast dove ci siamo ripromessi di tornare (foto sotto). Sculture, ceramiche, conchiglie del Cammino di Santiago, decorazioni variopinte... ci incuriosisce non poco.
La camminata si presenta sin da subito splendida e variegata: si passa da boschi puntellati di pini marittimi, a leccete sino a falesie vertiginose che si alzano sino a trecento metri sopra il livello del mare. Camminiamo incrociando i passi con sporadici camminatori, per larga parte stranieri, che ci salutano con il loro buffo modo di dire buongiorno (buongìono).
Raggiunta la quota più alta, il sentiero diventa mano a mano più stretto avvicinandosi allo strapiombo. Il mare ci osserva dal basso, placido e immenso. Lo si può udire da fermi facendo una pausa per attutire il "crocchiare" dei passi. Raccomandiamo di prestare la massima attenzione in questa parte alta di cammino, evitando comportamenti avventati come lo sporgersi da alture che non presentano protezioni.
Proseguendo si raggiunge un altro punto panoramico, a mio avviso il più bello del percorso. Lo si riconosce dalle indicazioni per Punta Mesco. Da questa cima si può godere dei primi panorami vista Cinque Terre (Levanto, lo ricordiamo, non appartiene al comprensorio): dall'Isola di Palmaria sullo sfondo a Vernazza, Riomaggiore e altre perle in miniatura.
Al termine del sentiero troverete gli ultimi (alti) gradini che vi condurranno al termine della discesa che coincide con l'arrivo a Monterosso. Da questo punto in poi sarete liberi di visitare la prima perla delle Cinque Terre.
Ulteriori indicazioni per il sentiero Levanto Monterosso:
- Scarpe comode, meglio se con ramponi
- Scorte d'acqua, cappellino e protezione solare nei mesi estivi, mantellina anti pioggia nei mesi autunnali / primaverili
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