Sciacca. La città delle ceramiche e delle terme, del Carnevale, delle scalinate decorate che scendono sino al porto, delle botteghe artigiane con teste di moro, zuppiere e ornamenti appesi sino al soffitto. Città della Basilica di Santa Maria del Soccorso, del Castello della Luna e limitrofa ad una curiosa destinazione di viaggio scelta poco prima di raggiungere Modica: il Castello Incantato. Non parliamo di un'aggiunta evocativa pensata da chi scrive: è il suo vero nome, nonostante non si tratti di un vero e proprio castello ma di un museo-giardino dove il suo artista-padrone rispondeva al nome di "Sua Eccellenza".
Viaggiare Oltre
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In viaggio parto con molti appunti e una tasca vuota da riempire con l'improvvisazione. Non programmo itinerari al minuto o al secondo perché mi piace afferrare sassi lungo la strada e aggiungerli all'esperienza in divenire. Voglio essere libera di andar per consigli, seguire dritte da persone date in loco o, come in questo caso, notare il buffo nome di una località su Maps e raggiungerlo. Caccamo.
Raggiungere la Sicilia in auto. Da Livorno a Cefalù e oltre, in questo strano 2020 di mascherine, disinfettanti, pandemie e contatti limitati con il prossimo. Il Peugeot camperizzato ci ha permesso un grande distanziamento sociale, così come il noleggio di un cabinato a Trapani con il quale abbiamo navigato attraverso le Egadi evitando le grandi folle di vacanzieri. Un itinerario studiato per il coronavirus e per immergerci nello straordinario patrimonio italiano e nelle meraviglie del Sud. Una Sicilia che non manca di località celebri come Palermo, Modica, Scicli, Marzamemi ma che comprende inoltre mete più intime e raccolte, adatte a questi tempi incerti e ai viaggiatori che come noi, in estate, detestano sgomitare in carnai.
Nella prospettiva di narrazione su Viaggiare Oltre, dopo tanti viaggi a bordo di furgoncini noleggiati in giro per il mondo, la naturale prosecuzione della storia sarebbe stata l'acquisto di un bel van colorato, lo so. Adoriamo i minivan, la sottoscritta forse più di Nicola, ma testandoli in diversi viaggi ci siamo resi conto di certi limiti e purtroppo di alcune contraddizioni con le nostre abitudini di esplorazione.
Tornati dal primo viaggio in America nutrivamo già il desiderio di disporre di un mezzo camperizzato tutto nostro ma ci siamo presi del tempo per capire se non fosse una voglia effimera, un desiderio un po' inutile dettato dal sogno di una casetta viaggiante o dalla piacevole estetica di un furgoncino colorato: potevamo noleggiare minivan in tutto il mondo e ogni volta diversi, quindi perché comprarlo? Ma più viaggiavamo, più aumentava in noi il desiderio di avere quotidianamente a disposizione un mezzo simile ad un pulmino per spostarci in libertà e campeggiare ovunque, Toscana compresa.
Ho atteso due anni prima di parlarvi dell'esperienza di viaggio a bordo del Peugeot 5008, il mezzo che abbiamo acquistato ad aprile 2018 e che ci ha già portato in giro per l'Europa in diverse occasioni. Questo per avere ben chiaro l'utilizzo che se ne può fare e maturare esperienze concrete per arricchire il resoconto. Ma andiamo con ordine e partiamo da come ci siamo mossi per acquistarlo e come siamo arrivati a prendere questa decisione.
Viaggio in Portogallo e Spagna del Nord
Come qualsiasi persona che si appresti ad acquistare un mezzo, eravamo indecisi su decine di modelli e per operare una prima scrematura ci siamo mossi su due fronti:
1) Abbiamo stilato una lista dei desideri e una lista delle necessità e l'abbiamo messa a confronto con il mio massimo tetto di spesa.
2) Con mente chiara su desideri e calcoli ci siamo recati al Salone dell'auto di Ginevra per visionare tutti i mezzi possibili e le ultime novità in fatto di motori.
La lista delle necessità comprendeva:
Un mezzo versatile, veloce ma economico nei consumi, dotato di un generoso abitacolo che consentisse di stare comodamente sdraiati nella parte posteriore ma che potesse declinarsi anche ad un utilizzo quotidiano fra le vie cittadine di Livorno. Troppo danaroso (per noi) acquistare un mezzo, pagare assicurazione e manutenzione per guidarlo tre-quattro settimane l'anno o soltanto nei fine settimana. Inoltre, eravamo alla ricerca di un mezzo che non superasse i 30.000 euro e che fosse capace di cavarsela negli sterrati e di raggiungere determinate velocità in sicurezza.
Sulle strade della Bosnia
Per dimensione e prezzo camper classici, campervan e furgonati, seppur comodi, sono stati automaticamente esclusi. Il mezzo doveva infatti declinarsi in due utilizzi: mezzo per viaggiare e auto da tutti i giorni. L'usato è stato escluso a priori. Calcolate che in due anni il Peugeot ha già percorso 60.000 chilometri... l'acquisto di un veicolo usato ci avrebbe dato dei pensieri. Un'altra ipotesi poteva essere l'acquisto di un pick up con cellula abitativa ma in questo caso, in città, ci sarebbe mancato lo spazio dove stoccare la cellula una volta smontata.
Rimanevano dunque due categorie: piccoli minivan e Suv.
Ad aiutarci nella decisione ci ha pensato una seconda lista dei difetti riscontrati in anni di viaggi a bordo di minivan e furgoni.
La prima e più significativa nota dolente sono sempre stati i consumi. I van sono in generale mezzi piuttosto pesanti e dotati di motorizzazioni potenti che fanno attestare i consumi sui 10-13 km/lt. Con una Peugeot 5008 - 1.5 HDI, riusciamo ad avere consumi compresi tra i 18 e i 21 km/lt. Inoltre un semplice minivan, senza opportune modifiche o costosi optional, non avrebbe potuto avventurarsi per sentieri decisamente sconnessi e sterrati come invece è riuscita a fare la nostra Peugeot che, pur non essendo 4x4, è dotata (di serie) di una notevole luce a terra e di un sistema intelligente di ripartizione della trazione. Che poi i guidatori di minivan spingano i loro mezzi su qualsiasi sterrato è un altro paio di maniche.
D'altra parte dovevamo però confrontarci con i limiti di un Suv relativamente all'abitabilità (sempre in relazione a un minivan) e all'assenza del cucinotto integrato. Dovevamo quindi cercare un mezzo che avesse una lunghezza complessiva dallo schienale dei sedili anteriori al bagagliaio di almeno 1,85 m in modo da potersi sdraiare dietro in completa comodità e successivamente dotarsi di fornello a gas portatile, indispensabile per i nostri viaggi in economia. Per camperizzare il mezzo abbiamo infatti deciso di non stravolgerlo completamente sia per assolvere alla funzione di seconda auto come detto in precedenza sia per gusto personale.
Dopo vari preventivi e test drive abbiamo trovato nelle dimensioni e optional del Peugeot 5008 un valido compagno di viaggio.
Siamo consapevoli che l'acquisto di un Suv è giudicato spesso con sufficienza da parte di molte persone, soprattutto per l'immagine consumistica e di vacuità che una parte di società ha voluto affibbiargli. Pensiamo piuttosto che quando una scelta è ponderata e fatta per una reale utilità si può e si deve andare contro ai comuni stereotipi e preconcetti.
In un prossimo post vi racconteremo come abbiamo camperizzato il mezzo... nel frattempo, buona strada e buon viaggio.
Un antico covo di pirati e di streghe. Le leggende e la straordinaria scalinata vista oceano di Gaztelugatxe rendono quest'isola dei Paesi Baschi una località affascinante e unica da visitare.
Quest'isolotto appartenente al comune di Bermeo, distante una quarantina di chilometri dalla città di Bilbao, ha rappresentato la prima tappa di viaggio nella Spagna del Nord e ci ha accolto in un'atmosfera cupa e misteriosa... poi trasformatasi in conseguente burrasca poche ore dopo la visita ma di questo ne abbiamo già parlato.
Il complicato nome della località di Gaztelugatxe (nome intero: San Juan de Gaztlelugatxe) deriva dall'unione di due parole del dialetto basco: "gaztelu" (castello) "gaitz" (difficile, terribile). Tradotto in soldoni "castello pericoloso". L'isolotto è intitolato a San Giovanni che pare abbia percorso al suo arrivo gli stessi gradini che vedete nelle foto, trasformando l'isola in una meta di pellegrinaggio per devoti e in un luogo "portafortuna" per i pescatori della zona che hanno adornato gli interni della chiesa con ex voto, timoni e salvagenti.
La scalinata di Gaztlelugatxe che conta 231 gradini è scavata nella roccia ed è collegata alla terraferma per mezzo di un ponte (ma sarebbe meglio dire muraglia) risalente al XIV secolo. Sulla cima dell'isola troviamo poi un eremo del X secolo, donato da Don Inigo Lopez, signore di Biscaglia.
Non è semplice raggiungere la vetta. Ai circa 231 gradini incastonati nella scogliera va aggiunto il sentiero di arrivo che conduce all'inizio della scalinata. Quaranta minuti in forte discesa (al ritorno quindi ripida salita), solo per arrivare all'inizio del ponte. Una volta raggiunto il ponte comincia una salita dolce accompagnata dal rumore delle onde oceaniche che, curva dopo curva, diviene via via più ripida. Gli ultimi gradini sono abbastanza alti e complicati da superare, non tanto per i giovani quanto per le persone più anziane: a queste ultime, in particolare, consiglio di non sottovalutare l'unione di camminata più salita.
La fatica è però ripagata all'arrivo: una vista spettacolare che abbraccia gran parte della linea di costa e il serpeggiare della muraglia che crea magiche geometrie con il paesaggio circostante.
Non sorprende che questa fascinosa località affacciata sul Golfo di Biscaglia sia una delle tante location scelte per ambientare la saga di Game of Thrones. Gaztlelugatxe, in particolare, è il luogo dove sorge la Roccia del Drago che nel film viene mostrata più e più volte, specialmente nella prima e settima stagione.
Sulla cima di Gaztelugatxe, come dicevamo, è presente una chiesa e qui si racconta un'altra leggenda: chi suona per tre volte la campana potrà avverare un desiderio riposto nel cassetto. Afferrate dunque il cordone del campanile e tiratelo per tre volte: l'eco risuonerà in tutta la baia.
Ulteriori consigli per visitare Gaztlelugatxe:
1) L'entrata è a pagamento. Al di là del fastidio recato dal pensiero di una scogliera naturale con biglietto di ingresso, consiglio assolutamente di visitarla.
2) Se la visitate in estate indossate un cappello e portate abbondanti scorte d'acqua o meglio ancora un pranzetto da gustare sulla cima dell'isola dove troverete un'area attrezzata.
3) Il parcheggio è quasi sempre pieno e a pagamento. Visto che parliamo di una discreta camminata, tanto vale allungarla di qualche centinaio di metri e parcheggiare gratuitamente all'entrata del paese, proseguendo a piedi.
Potrei raccontarvi milioni di cose da vedere a Porto in Portogallo e molte di queste non sono mete vere e proprie ma istanti e momenti di vita quotidiana... dallo sferragliante tram 22 in direzione Carmo alle malinconiche melodie che fuoriescono dalle finestre nei vicoli sonnolenti.
<< Che facciamo?>>
<< Si scende e tra qualche giorno si risale!>>
<<Dove?>>
<<29° e sole a picco! Si va in Portogallo!>>.
Fortuna che ho un marito matto quanto me. Quattro ore e mezza in picchiata per rincorrere il grande sole del sud-ovest, ridendo come matti verso il confine ispano-portoghese e cambio di bandiera.
Porto ci ha accolto nel tardo pomeriggio, giusto in tempo per aggregarci al penultimo gruppo in visita alle cantine Sandeman, uno dei principali produttori di vino Porto lungo le sponde del fiume Douro. Per raggiungerle abbiamo attraversato a piedi il ponte Dom Luis progettato a fine Ottocento da Theophile Seyring, allievo di Gustav Eiffel. Nato per collegare Porto alla cittadina gemella posta dall'altra parte del fiume (Vila Nova de Gaia), presenta una struttura in ferro molto singolare: è un ponte a due piani che sono stati creati per deviare e smaltire il traffico. Nel piano più alto (a prova di vertigine!) circolano i tramvia della metropolitana e i pedoni, mentre al piano più basso automobili, taxi, bus e altri veicoli.
La vista dall'alto è spettacolare, specialmente di notte. Abbraccia le due cittadine e il serpeggiare del fiume Douro.
Cosa vedere a Porto, Portogallo
Le Cantine Sandeman si trovano lungo la passeggiata a Vila Nova de Gaia e trasportano letteralmente il visitatore nel mondo della vinificazione del vino Porto. Le guide che conducono alle cantine sono vestite con un mantello nero e in testa portano un tipico cappello portoghese: è la divisa dello strano personaggio riprodotto sul logo delle etichette Sandeman (Don Sandeman) che marchia tutti i prodotti della casa vinicola.
La visita comprende l'entrata alle cantine e una degustazione finale sulla quale lascio un piccolo appunto: non danno alcun tipo di stuzzichino e se siete a stomaco vuoto, dopo 3 bicchieri di Porto vi sentirete molto ma molto più leggeri nel proseguire la camminata!
Cosa vedere a Porto, Portogallo
Nell'ultimo spicchio di pomeriggio ci siamo mischiati ai sorrisi compiaciuti di turisti e portoghesi nel sorseggiare un aperitivo sul Douro, in attesa del tramonto e in compagnia di pescatori e dondolanti imbarcazioni tipiche (barcos rabelos) sul fiume.



Notte in curatissimo e centrale appartamentino di Airbnb e un giro di primo mattino nel blu degli azulejos della stazione di Sao Bento, stazione ferroviaria dall'atmosfera retro con pendolari in arrivo e in partenza. Sembra di essere catapultati in uno scenario da film: non fosse per i trolley e l'abbigliamento moderno dei passanti, non sarebbe difficile immaginare un signore distinto di una vecchia pellicola di inizio Novecento intento a controllare l'ora sul suo orologio da taschino di fronte al tabellone dei treni.
Cosa vedere a Porto, Portogallo
La sala principale è adornata da 20.000 piastrelle e, mentre nella parte superiore (rappresentata dalla striscia di piastrelle più colorate) è stata riprodotta la storia dei mezzi di trasporto, nella parte inferiore si possono ammirare vicende storiche legate alla nascita del Portogallo.
Se amate questo genere di visite consigliamo anche l'entrata al Palàcio Da Bolsa in Rua Ferreira Borges che con la sua sala araba e il giardino chiamato Pàtio das Nacoes (Cortile delle Nazioni) vi lascerà senza fiato.
Una ricca colazione con pasteis de nata (golosissimi pasticcini portoghesi con base di sfoglia e ricoperti da una crema speciale realizzata con panna e uova) e siamo scesi di nuovo verso il Douro, nel quartiere della Ribeira. Quartiere dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, è costituito da un dedalo di viuzze ripide e strettissime che scendono verso il fiume. Ufficialmente viene consigliato di giorno e ritenuto pericoloso di notte, a causa della scarsa illuminazione ma, percorrendolo anche di sera, non ci siamo sentiti particolarmente osservati o in pericolo. Tutt'altro: è un teatro di vita popolare a cielo aperto.
Vi aspetta dunque una ripida discesa all'andata verso il Douro e una dura salita al ritorno. Faticaccia che consigliamo caldamente per immergersi nei vicoli e nell'atmosfera di questa città, in parte amata in parte criticata. Balzerà subito all'occhio lo stridere delle decadenti abitazioni delle vie secondarie con lo splendore e la pulizia impeccabile nelle vie più turistiche sul Douro.
Cosa vedere a Porto, Portogallo
C'è tanto artigianato a Porto, tanti negozi che vendono ed esportano tradizioni come la lavorazione del sughero, un materiale che in questa piccola parte di mondo è capace di trasformarsi in portamonete, borsa da donna, custodie per pc, copertine rigide di agende e taccuini, collane, braccialetti e molto altro ancora. Non dimentichiamo infatti che al Portogallo è attribuito il 53% di produzione mondiale di questo materiale. Senza dimenticare gli amati azulejos, la tradizione tessile con tappeti e arazzi e naturalmente l'eccellente enogastronomia. Potrei continuare per ore ma basterà una lunga passeggiata nella città per scovare queste meraviglie.
Una visita a Porto è fatta di continue deviazioni e distrazioni. Difficile raggiungere il punto di arrivo senza vedere o osservare altro come la splendida Capela Das Almas con le facciate interamente decorate da azulejos che si staglia sulla via che raggiunge il mercato cittadino.
Cosa vedere a Porto, Portogallo
E ancora la chiesa di San Francesco dall'umile facciata a contrasto con le incisioni barocche all'interno e la Cattedrale di Porto aperta tutti i giorni dalle 9:00 alle 12:30.
La sveglia del terzo giorno è suonata molto presto per tentare di visitare la libreria Lello & Irmao senza venir sommersi dalle folle... missione fallita. La fila per entrare nella celebre libreria è per stomaci forti. Credo che inizi all'alba, è una roba impossibile.
Per chi ancora non la conoscesse, Lello & Irmao è la libreria divenuta famosa grazie alla saga di Harry Potter. Si ritiene infatti che le scale della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts e la libreria di Diagon Alley siano ispirate a questo luogo, dato che era molto frequentato dalla scrittrice J.K. Rowling negli anni '90. L'entrata è a pagamento ma, se si acquista un libro, il costo del biglietto di ingresso viene scalato dalla vendita. Ne parlerò in maniera più approfondita nel corso di un prossimo post ma al di là che la saga di Harry Potter incontri o meno i vostri gusti consiglio di visitarla (o tentare quantomeno di farlo!) perché è splendida. Una armoniosa sintesi tra stile gotico e liberty. E' la più antica libreria del Portogallo e, ancora oggi, viene annoverata tra le librerie più belle del mondo.
Cosa vedere a Porto, Portogallo
Continuando la visita al centro cittadino, siamo arrivati all'ora di pranzo e ci siamo recati al Mercado do Bolhao, o meglio al "Mercado Temporaneo". Il celebre Mercado do Bolhao è al momento chiuso per lavori di ristrutturazione e ci siamo dunque divertiti a visitare la sua sede temporanea, passando dall'entrata dove sono stati posti alcuni stendardi con i volti degli storici venditori, per arrivare al mercato vero e proprio con proposte infinite di assaggi, un pranzo con prodotti tipici e variopinte scatole di sardine sott'olio e altre leccornie comprate e portate a casa per amici e parenti.
Pranzo che ha segnato la fine della visita alla città di Porto e una nuova partenza verso Nazaré, il paese delle onde più alte del mondo. Volete visitarlo assieme a me? Cliccate qui: Nazaré, diario di viaggio
Ho dormito in auto di fronte all'Oceano Atlantico assieme ad una comunità di surfisti/vanlifers/camperisti/fotografi. Non so come altro definirli ma son sicura che c'è dell'altro. Basterebbe questa esperienza a farmi innamorare perdutamente della località di Nazaré in Portogallo ma le emozioni non sono finite qui. Sono uscita a notte fonda per avvicinarmi all'oceano. Volevo sentire al di fuori dell'atmosfera ovattata dell'auto il rumore di quelle onde che tonfavano minacciose a un centinaio di metri di distanza. Erano le due di notte. I cani del vicino di camper hanno iniziato ad osservarmi incupiti, pronti ad attaccare se mi fossi avvicinata al padrone addormentato. Quando hanno percepito che lo scopo era un altro hanno iniziato a scodinzolare incuriositi e a giocare tra di loro, distogliendo l'attenzione. Menomale va', che gli arti mi servono.
Il parcheggio (uno spiazzo non custodito al limitare della spiaggia) era al sicuro su un piccolo rialzo, ben lontano dalle onde. Sono uscita e dopo pochi metri mi ha circondato una nebbia surreale e danzante. Era l'oceano che si librava nell'aria lasciandola intrisa di vapore e giochi d'acqua. Sono scesa sulla spiaggia con la torcia dello smartphone. Non si vedeva niente, la vista non si abituava a quell'oscurità neanche dopo minuti in attesa. Rimanendo a debita distanza, ho respirato a pieni polmoni quell'aria e quella sensazione di libertà assoluta, in balia degli elementi. Io e Nicola, da soli in mezzo al niente.
"Sono stata davvero qui?", mi chiedo riguardando oggi le foto di Nazaré.
Credo di aver visto uno dei luoghi più belli del mondo. E non parlo delle destinazioni "imperdibili" elencate a mo' di lista della spesa su guide patinate. La definizione di "luogo più bello del mondo" è personale, varia da persona a persona, è una miscellanea scombinata di gusti, sensazioni, colori, suoni preferiti e passioni personali. Un luogo scivola nella classifica dei posti più belli del mondo quando lo senti tuo, quando presenta dei tratti distintivi incredibilmente vicini al tuo modo di essere e con Nazaré è scoccata una scintilla a prima vista. Non tanto con la cittadina in se e per sé, quanto con Praia do Norte, la spiaggia conosciuta per le onde più alte del mondo e il forte Sao Miguel Arcanjo.
Abbiamo raggiunto la località verso le quattro di un ventoso pomeriggio di luglio, scegliendo di visitare il forte Sao Miguel Arcanjo per primo. Costruito sulla scogliera che divide Praia da Nazaré da Praia do Norte, è un forte risalente al 1577, costruito per prevenire gli attacchi di pirati normanni, marocchini e algerini sulle coste portoghesi. Si raggiunge con una camminata di dieci minuti dal parcheggio principale e al suo interno è presente una sorta di piccolo museo diffuso (a pagamento, ma parliamo di un contributo di 1€ a persona) dove sono custoditi diversi cimeli tra cui tavole da surf e da kite di chi ha sfidato le onde di Nazaré. Non a caso è proprio da questa prospettiva, alta sulla scogliera, che si possono osservare un paio di volte l'anno le onde giganti che rendono questa località tanto imperdibile.
Avete mai visto uno dei tanti video che circolano su Youtube? Nel periodo compreso fra ottobre e marzo, quando i venti atlantici iniziano a spirare con maggiore intensità, dalle profondità dell'oceano si alzano veri e propri muri d'acqua alti più di 30 metri che divengono il desiderio più agognato dai surfisti estremi. Cavalcare l'onda più alta del mondo ed entrare nell'olimpo del surf estremo... il pegno da pagare potrebbe essere molto caro, ma per alcune persone l'adrenalina è una vera e propria dipendenza.
Avanzando tra immagini e merchandising vario si arriva in una stanza con pannelli informativi che spiegano come si originano le eccezionali onde della località.
Il fenomeno è dovuto a un canyon sottomarino in corrispondenza del faro di Nazaré, che causa una forte depressione fra la spiaggia cittadina e la Praia do Norte dove si concentrano i "point break" delle onde, pura droga per i surfisti di tutto il mondo. Questo fa sì che l'onda non incontri il minimo ostacolo e che possa crearsi un "mostro d'acqua" di forza e velocità inaudite.
Le onde giganti di Nazaré (Img: touringclub.it)
Optiamo per la seconda e scendiamo su quella spiaggia dorata mozzafiato per attendere il tramonto, notando il parcheggio fronte oceano dove avremmo dormito quella notte.
C'è un'atmosfera unica da queste parti. Il surf, come in altre parti del mondo, è uno stile di vita e si mescola a leggende pagane e credenze religiose locali, come la leggenda del cervo e dell'apparizione della Madonna di Nazaré.
Si racconta che nel 1182, in una nebbiosa mattina Don Fuas Roupinho, comandante della flotta cristiana in lotta contro i corsari arabi nelle acque di Nazaré, decise di andare a caccia e vide un cervo. Si mise subito ad inseguirlo in sella al suo cavallo ma non riusciva a vedere niente a causa della nebbia. Alberi e rocce spuntavano dal nulla quando improvvisamente il cervo saltò fuori dalla scogliera. Avvicinandosi al galoppo scoprì con orrore che il cervo si era buttato dal dirupo per morire in mare. Cominciò a tirare le redini per evitare la stessa fine ma il cavallo correva impazzito. Chiese quindi una supplica alla Madonna che gli apparve in cielo e immobilizzò le zampe dell'animale sull'orlo del precipizio. Don Fuas Roupinho promise che avrebbe eretto un tempio in onore della Signora dei Cieli e così fece.
L'attuale santuario de Nossa Senhora de Nazaré nasce dal piccolo tempio eretto da Don Fuas e il Sìtio do Norte (quartiere principale di Nazaré Norte) è tutt'oggi una grande meta di pellegrinaggio. Oltre ai pellegrini, anche i surfisti rendono onore all'apparizione della Madonna di Nazaré, con tatuaggi e rappresentazioni del miracolo sui loro surf, senza contare la statua posta sulla collina che guarda Praia do Norte.
Aspetti religiosi che si mescolano a tradizioni e culti pagani: sempre nella piazza principale è possibile osservare donne agghindate con le Sete Saias, le sette gonne indossate una sopra l'altra che rappresenterebbero le sette virtù, i sette giorni della settimana, i sette colori dell'arcobaleno, le sette onde del mare.
Abbiamo terminato la visita a Nazaré Norte passeggiando al Belvedere del Suberco e cenando con un freschissimo pescado atlantico per poi ridiscendere a un orario consono nel parcheggio fronte spiaggia. La mattina successiva è stata scandita dalle grida dei bagnini in più lingue <<Ehhh! No! No se puede!>, <<Stand back please!>>, <<Longe da àgua!>> che ci ammonivano ogni volta che noi o altri bagnanti ci avvicinavamo troppo alle onde nel tentativo di farsi un bagno. Niente da fare, erano troppo violente.
Nessuna "Big Mama" di trenta metri ma onde considerevoli di quattro-cinque metri e una forte risacca che impedivano di fare il bagno in sicurezza. Bisognava tener conto non soltanto dell'altezza ma soprattutto della potenza che portavano con sé. Anche stando sulla riva, l'onda ormai rotta aveva una potenza tale da scardinarci quasi dal posto e da arrivare fino alle ginocchia (foto sotto), per non parlare della corrente di risacca che cercava ogni volta di trascinarci con sé.
Atmosfera easy, sportiva ma non chic. Ci si incrocia con surfisti dai nasi bruciati, ultimi pirati portoghesi, donne con visi solcati da rughe profonde e celebrate con il monumento alla Donna di Nazaré al Largo Dos Cedros, facce di chi la sa lunga su venti, mari e correnti. E' del 19 gennaio 2018 l'ultima onda record cavalcata a Nazaré: una Big Mama alta 35 metri. Come si chiama il pazzo furioso riuscito nell'impresa? Hugo Vau, surfista che nella vita di tutti i giorni si guadagna da vivere facendo il pescatore nelle Isole Azzorre. Ribellione e umiltà in un'unica persona.
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