Dozza, il paese dei murales vista colli bolognesi. Come ci siamo arrivati? Da un inaspettato appuntamento a tema mountain bike in provincia di Bologna. Tutto è iniziato sabato mattina quando ci siamo resi conto di avere un'intera giornata a disposizione al termine dell'appuntamento. Aprendo Google Maps abbiamo visto che eravamo a quaranta minuti d'auto dal borgo, quindi perché non raggiungerlo? I colori del paese di Dozza, inoltre, mi sono sembrati perfetti per inaugurare la prima scorribanda fuori regione post quarantena. Un tocco di leggerezza e creatività al termine di questo primo drammatico semestre del 2020.
I murales di Dozza sono nati in tempi non sospetti: risalgono al 1960, data della prima edizione della Biennale del Muro Dipinto. La rassegna ha luogo nel mese di settembre degli anni dispari e, col tempo, è riuscita a trasformare Dozza in una galleria d'arte a cielo aperto. A Dozza dunque, per venire a contatto con l'arte, non è necessario attraversare corridoi e stanze chiuse. L'arte qui è fusa con il paesaggio urbano e ne diventa un'essenza, una sfumatura. Le pitture murali raccontano storie, antiche e contemporanee e permettono di rimanere fuori all'aria aperta, intrattenendosi in quelle passeggiate di piacere tanto bramate nei mesi di lockdown.
C'è un'Italia da riscoprire e da amare, più di prima se possibile. L'Italia dai mirabolanti paesaggi, dei grandi capolavori e quella meno conosciuta delle frazioni di provincia, dei preziosi borghi racchiusi fra monti e campagne. Dopo il via libera del 18 maggio, con due mascherine appese al portacellulare, ci siamo recati nel nord della Toscana e prima di raggiungere le zone della Garfagnana e della Lunigiana, vero obiettivo di spostamento, ci siamo fermati in Versilia per tornare a Casoli, il paese dei graffiti.

Visitato in passato senza l'ausilio di macchine fotografiche e rapidi mezzi di condivisione, meritava un ritorno e un successivo racconto sul blog per condividerne bellezza e unicità soprattutto con chi non ha mai sentito pronunciare il suo nome. Situato ai piedi del Monte Matanna, il paese di Casoli, oltre ad essere una incantevole frazione del comune di Camaiore (Lucca), è un borgo caratterizzato dalla presenza di circa 120 graffiti che decorano piazze,balconi e murate, ritraendo miti, personaggi del borgo e antichi mestieri che permettono di immergersi maggiormente nella storia dell'abitato ma anche nella storia di quell'Italia antica e rurale che spesso tendiamo a dimenticare.
Nella prospettiva di narrazione su Viaggiare Oltre, dopo tanti viaggi a bordo di furgoncini noleggiati in giro per il mondo, la naturale prosecuzione della storia sarebbe stata l'acquisto di un bel van colorato, lo so. Adoriamo i minivan, la sottoscritta forse più di Nicola, ma testandoli in diversi viaggi ci siamo resi conto di certi limiti e purtroppo di alcune contraddizioni con le nostre abitudini di esplorazione.
Tornati dal primo viaggio in America nutrivamo già il desiderio di disporre di un mezzo camperizzato tutto nostro ma ci siamo presi del tempo per capire se non fosse una voglia effimera, un desiderio un po' inutile dettato dal sogno di una casetta viaggiante o dalla piacevole estetica di un furgoncino colorato: potevamo noleggiare minivan in tutto il mondo e ogni volta diversi, quindi perché comprarlo? Ma più viaggiavamo, più aumentava in noi il desiderio di avere quotidianamente a disposizione un mezzo simile ad un pulmino per spostarci in libertà e campeggiare ovunque, Toscana compresa.

Ho atteso due anni prima di parlarvi dell'esperienza di viaggio a bordo del Peugeot 5008, il mezzo che abbiamo acquistato ad aprile 2018 e che ci ha già portato in giro per l'Europa in diverse occasioni. Questo per avere ben chiaro l'utilizzo che se ne può fare e maturare esperienze concrete per arricchire il resoconto. Ma andiamo con ordine e partiamo da come ci siamo mossi per acquistarlo e come siamo arrivati a prendere questa decisione.
Viaggio in Portogallo e Spagna del Nord
Come qualsiasi persona che si appresti ad acquistare un mezzo, eravamo indecisi su decine di modelli e per operare una prima scrematura ci siamo mossi su due fronti:
1) Abbiamo stilato una lista dei desideri e una lista delle necessità e l'abbiamo messa a confronto con il mio massimo tetto di spesa.
2) Con mente chiara su desideri e calcoli ci siamo recati al Salone dell'auto di Ginevra per visionare tutti i mezzi possibili e le ultime novità in fatto di motori.
La lista delle necessità comprendeva:
Un mezzo versatile, veloce ma economico nei consumi, dotato di un generoso abitacolo che consentisse di stare comodamente sdraiati nella parte posteriore ma che potesse declinarsi anche ad un utilizzo quotidiano fra le vie cittadine di Livorno. Troppo danaroso (per noi) acquistare un mezzo, pagare assicurazione e manutenzione per guidarlo tre-quattro settimane l'anno o soltanto nei fine settimana. Inoltre, eravamo alla ricerca di un mezzo che non superasse i 30.000 euro e che fosse capace di cavarsela negli sterrati e di raggiungere determinate velocità in sicurezza.
Sulle strade della Bosnia
Per dimensione e prezzo camper classici, campervan e furgonati, seppur comodi, sono stati automaticamente esclusi. Il mezzo doveva infatti declinarsi in due utilizzi: mezzo per viaggiare e auto da tutti i giorni. L'usato è stato escluso a priori. Calcolate che in due anni il Peugeot ha già percorso 60.000 chilometri... l'acquisto di un veicolo usato ci avrebbe dato dei pensieri. Un'altra ipotesi poteva essere l'acquisto di un pick up con cellula abitativa ma in questo caso, in città, ci sarebbe mancato lo spazio dove stoccare la cellula una volta smontata.
Rimanevano dunque due categorie: piccoli minivan e Suv.
Ad aiutarci nella decisione ci ha pensato una seconda lista dei difetti riscontrati in anni di viaggi a bordo di minivan e furgoni.
La prima e più significativa nota dolente sono sempre stati i consumi. I van sono in generale mezzi piuttosto pesanti e dotati di motorizzazioni potenti che fanno attestare i consumi sui 10-13 km/lt. Con una Peugeot 5008 - 1.5 HDI, riusciamo ad avere consumi compresi tra i 18 e i 21 km/lt. Inoltre un semplice minivan, senza opportune modifiche o costosi optional, non avrebbe potuto avventurarsi per sentieri decisamente sconnessi e sterrati come invece è riuscita a fare la nostra Peugeot che, pur non essendo 4x4, è dotata (di serie) di una notevole luce a terra e di un sistema intelligente di ripartizione della trazione. Che poi i guidatori di minivan spingano i loro mezzi su qualsiasi sterrato è un altro paio di maniche.
D'altra parte dovevamo però confrontarci con i limiti di un Suv relativamente all'abitabilità (sempre in relazione a un minivan) e all'assenza del cucinotto integrato. Dovevamo quindi cercare un mezzo che avesse una lunghezza complessiva dallo schienale dei sedili anteriori al bagagliaio di almeno 1,85 m in modo da potersi sdraiare dietro in completa comodità e successivamente dotarsi di fornello a gas portatile, indispensabile per i nostri viaggi in economia. Per camperizzare il mezzo abbiamo infatti deciso di non stravolgerlo completamente sia per assolvere alla funzione di seconda auto come detto in precedenza sia per gusto personale.
Dopo vari preventivi e test drive abbiamo trovato nelle dimensioni e optional del Peugeot 5008 un valido compagno di viaggio.
Siamo consapevoli che l'acquisto di un Suv è giudicato spesso con sufficienza da parte di molte persone, soprattutto per l'immagine consumistica e di vacuità che una parte di società ha voluto affibbiargli. Pensiamo piuttosto che quando una scelta è ponderata e fatta per una reale utilità si può e si deve andare contro ai comuni stereotipi e preconcetti.
In un prossimo post vi racconteremo come abbiamo camperizzato il mezzo... nel frattempo, buona strada e buon viaggio.
Ecco qui il post: Come abbiamo camperizzato il Suv
Lago di Tovel, Val di Non. Bacino naturale più grande del Trentino raggiunto lo scorso weekend nel corso di un fine settimana in montagna. Partiti da Livorno con trentadue gradi e costumi da bagno stesi sul balcone, abbiamo raggiunto il Parco Naturale Adamello-Brenta e dintorni, soggiornando in alpeggio per cinque giorni al fresco.
Abbiamo percorso il parco in lungo e in largo, camminando tra sentieri e cascate e non potevamo andarcene senza ammirare questo celebre lago. Al Lago di Tovel, a farla da padrone, è la natura incontaminata con i colori cangianti delle acque che virano dal verde all'azzurro dove si proiettano straordinari riflessi. Abeti, montagne (le Dolomiti di Brenta), imbarcazioni che quasi si divertono a girarsi "sottosopra", conferendo ancora più suggestione e magia al paesaggio.
Le acque del lago sono pulite e trasparenti, tanto da riuscire a intravedere piccoli pesci, sassi a notevole distanza dalla riva e i resti della foresta sommersa, la porzione di bosco che, a causa di una grande frana avvenuta sul finire del Cinquecento e di un progressivo innalzamento delle acque, venne sommersa dal lago. Tronchi sommersi che hanno scatenato la curiosità dei biologi che prelevando campioni e compiendo numerose ricerche hanno scoperto che alcuni di questi hanno origini antichissime, come il tronco di abete bianco nel golfo nord-orientale del lago che risalirebbe all'anno Mille.


Dal Lago di Tovel si aprono numerosi sentieri e si può scegliere se compiere il giro del bacino e/o aggiungere una camminata di due/tre ore per raggiungere belvedere e malghe più lontane. Sono tante le storie che circondano il lago come la leggenda legata alle sue acque che fino agli anni '60 in determinati periodi dell'anno assumevano un forte colore rosso. Ne era causa un'alga, la Tovellia Sanguinea, oggi non più presente come in passato che tingeva il lago nei mesi più caldi. Ma se vogliamo dar retta all'immaginazione e a una spiegazione meno razionale dei fatti crediamo alla leggenda della regina Tresenga: il lago era rosso come il sangue della fanciulla che non volle sposarsi con Lavinto, re di Tuenno, che uccise lei e il suo esercito corso in difesa.

I dintorni del lago offrono sporadici bar/ristoranti dove sedersi per concedersi una pausa dalla camminata assaggiando funghi, polenta, strudel e altre ghiottonerie regionali. Abbiamo scelto l'Albergo Lago Rosso, dato che si trovava a circa metà camminata e l'abbiamo trovato meno frequentato rispetto ai primi locali trovati sul percorso. Tuttavia, c'è chi arriva al parco portandosi il pranzo da casa per un picnic sui tavolini della riserva. La scelta è vostra: noi avevamo terminato le scorte alimentari sulla casetta viaggiante (ci avete seguito su Instagram?) e quindi ci siamo lasciati viziare.
Cervo e funghi con polenta
Come si arriva al Lago di Tovel? Basta raggiungere la località di Tuenno in Val di Non e seguire le indicazioni per la SP14. Nei weekend di primavera/autunno e in estate la mobilità è gestita dal Parco Adamello-Brenta e dunque chi arriva in macchina può parcheggiare il mezzo nelle aree a pagamento. Il parcheggio costa 10€ e comprende i biglietti a/r della navetta che conduce al lago. Per motivi di afflusso turistico, in determinate stagioni, non è infatti possibile raggiungere il lago di Tovel direttamente in macchina.

Chi non vuole parcheggiare il mezzo nelle aree a pagamento può parcheggiarlo sulla strada provinciale, prestando attenzione ai divieti di sosta. Dal parcheggio si può scegliere se usufruire della navetta o raggiungere il Lago di Tovel a piedi ma a questo proposito vi giro il consiglio lasciatoci da un'autista: meglio prendere la navetta all'andata per evitare di arrivare stanchi al lago vista la strada con dure salite e godersi il sentiero dal lago al parcheggio (in discesa!) al ritorno. Una volta raggiunto il lago vi renderete conto che esisteranno molti percorsi per camminare a piedi e a lungo, quindi stancarsi subito è piuttosto inutile.
Un ultimo e curioso aspetto legato al Lago di Tovel è la mancanza totale di connessione. Non c'è campo. Neanche una tacca e il wifi non viene offerto neppure dai ristoranti. Le notifiche, i messaggi si azzerano già a partire dai primi metri dopo il parcheggio. Di fronte a questo spettacolo lasciate dunque il cellulare in tasca e siate vivi e presenti... che è meglio così.
Estero incastonato tra due regioni italiane. Nel primo weekend di gennaio abbiamo raggiunto la Repubblica di San Marino, terra di libertà. La particolarità di questo minuscolo stato sovrano in bilico tra Emilia Romagna e Marche è di fatto la sua indipendenza, fortemente voluta sin dai primi secoli della sua fondazione.
Sono due le versioni circa l'origine della repubblica. La leggenda narra di un tagliapietre originario della Dalmazia (chiamato Marino) che per sfuggire alla persecuzione cristiana perpetrata dall'imperatore Diocleziano nel IV secolo d.c., si rifugiò sul Monte Titano raccogliendo proseliti e fondando una nutrita comunità.
I primi Statuti e tentativi ufficiali di creare forme governative risalgono tuttavia al 1200 e, da allora, San Marino ha combattuto secolo dopo secolo per affermare la propria autonomia e identità. Oggi è una repubblica parlamentare governata da due Capi di Stato che vigilano su un territorio di sessanta chilometri quadrati. Se questo aspetto desta stupore, vi racconto un ulteriore peculiarità: a livello mondiale "vanta" la più breve durata di mandato presidenziale. I Capi di Stato (chiamati anche Capitani Reggenti) rimangono in carica per sei mesi, entrando il 1° aprile o il 1° ottobre di ogni anno.
Percorrendo i tornanti che si inerpicano sulle alture del Monte Titano si cominciano a contare i chilometri che ci separano da castelli, rocche e vedute mozzafiato. Ci siamo fermati più volte ad osservare il paesaggio circostante, ricoperto quel giorno da uno spettacolare manto di nuvole e nebbia fitta. Colline, casolari e intere frazioni della provincia rimanevano sotto coperta, come se si fossero nascoste nei piani inferiori del mondo.
Parcheggiata l'auto (segnalo che è possibile salire anche in funivia), abbiamo iniziato a percorrere le strade acciottolate in salita, ancora addobbate per le festività natalizie. Gli sforzi e la premura della Repubblica di San Marino nel raccontare e diffondere la sua storia è evidente nell'abbondanza di mostre e musei dedicati alla storia della sua indipendenza.
Tra una visita al Museo di Stato, una piadina, qualche chiacchiera e un bicchiere di vino saliamo ancora più in alto per incamminarci sul sentiero delle Tre Torri. Un percorso dove camminare a ritmo lento per immergersi nella pittoresca atmosfera di stampo medievale, aggirandosi su torri e camminamenti come vecchi cavalieri.
La prima tappa è la splendida Torre Guaita, dalla quale si gode un panorama mozzafiato in bilico tra terra e cielo. La rocca vanta la presenza di una torre campanaria, al cui interno è ancora presente il "campanone" che nei secoli passati fungeva da allarme e richiamo per i cittadini in caso di incursioni e assedi.
Proseguendo si incontrano i gradini alti e consumati del sentiero delle streghe e le prime vedute della Torre Cesta (conosciuta anche come Fratta o Seconda Torre). Qui l'immaginazione volerà alta su leggende e vicende sanguinose dell'epoca medievale. Entrate nel castello e percorretene i camminamenti di ronda e le scalinate sino a raggiungere le stanze interne che contengono il Museo delle armi antiche di San Marino. Un'esposizione di fucili, pugnali, scudi, lance con punte multiple e acuminate, create per fronteggiare le invasioni, disarcionare la fanteria a cavallo, infliggere colpi letali sul corpo nemico. Immobili testimoni di guerre e uccisioni.
Terminata la visita al museo, aprite il portone della rocca e godetevi l'incredibile vista sulla prima torre. Ci troviamo nel punto più alto della Repubblica di San Marino e affacciandovi sugli strapiombi salirà il senso di piccolezza e di vertigine.
Usciti da Torre Cesta, il sentiero regalerà infine una piacevole veduta sulla Terza Torre, il Montale, al momento non accessibile ai visitatori.
Dal sentiero delle tre torri ridiscendete nel delizioso centro storico di San Marino e perdetevi lungo vicoli e piazze. Le curiosità non finiscono qui. Cercate una statua in marmo bianco di Carrara situata di fronte a Palazzo Pubblico.
L'avete trovata? Osservatela... non vi ricorda niente?
Ci troviamo di fronte alla Statua della Libertà sanmarinese, donata dalla contessa Wagener di Berlino nel 1786 come simbolo di indipendenza della repubblica. Se non si fosse capito dalla storia straordinaria e dalle immagini condivise, San Marino offre curiosità e meraviglie ad ogni angolo. Se capitate nel periodo del Natale godetevi i mercatini natalizi, le atmosfere fiabesche, le iniziative in programma per il Natale delle Meraviglie e, perché no? Cimentatevi in una breve arrampicata sulla Cava dei Balestrieri.
Per il momento preferisco togliere le mani dalla tastiera e lasciare a voi esploratori il piacere di scoprire i tesori di questa minuscola repubblica incastonata sul suolo italiano.
Buona camminata e buon viaggio.