Puglia.
Un lungo viaggio da nord a sud, da sud a sud-ovest, dove abbiamo toccato borghi, città, spiagge, baie di scogli paradisiache, paesini in calce bianca a picco sul mare, trulli, manifestazioni gastronomiche... e grotte.
Oltre, infatti, a destinazioni visitate "in superficie" sotto la calda luce del sole, abbiamo gironzolato anche sottoterra per entrare nelle Grotte di Castellana, spettacolari cavità naturali distanti una quarantina di chilometri dalla città di Bari. Sapete quanto amo i luoghi insoliti, le storie e i paesaggi misteriosi del sottosuolo. Non vedevo l'ora di scendere i gradini (molto scivolosi!) delle grotte e addentrarmi in questo fantastico mondo sotterraneo.
Dalle immagini che trovavo sul web avevo già notato la forte presenza di stalattiti, stalagmiti e colonne (che si formano grazie all'unione delle prime). Caratteristica non scontata in un sistema di grotte, in quanto non sempre si riescono a trovare in così grande numero. Dal vivo posso assicurarvi che sono mozzafiato. Diversi studiosi affermano che è praticamente impossibile calcolare quanti secoli o anni esatti siano necessari alla formazione di una stalattite di media lunghezza... l'unica cosa della quale siamo certi è che per rimanere colpiti da un intero paesaggio bastano pochi secondi.

Le incredibili rocce calcaree che si sono formate a Castellana nel corso di migliaia e migliaia di anni, grazie anche all'azione erosiva di un fiume sotterraneo, non sono statiche ma seguono una costante e continua fase evolutiva che le porta ad innalzarsi, ad assumere forme insolite, a pendere più o meno pericolosamente sulle teste dei viaggiatori! Gli stessi speleologi che le scoprirono (primo fra tutti, Franco Anelli nel 1938) cominciarono a chiamarle con gli appellativi più bizzarri: il fungo, il cammello, la Lupa... Nomi che servivano a riconoscerle e che rappresentavano inoltre un modo molto semplice e intuitivo per catalogarle. Passeggiando, si possono seguire le curiose indicazioni degli speleologi oppure si può tentare di intravedere un animale, una forma, un oggetto di uso quotidiano in rocce non segnalate, andando un po' a casaccio, dando libero sfogo a fantasia e immaginazione.
Il sottosuolo di Castellana si anima quindi di storie e curiosi personaggi, a sostegno o in aggiunta ai nomi dati da quei primi scalatori che si calarono nel foro di Castellana per scoprirne i suoi segreti. Esploratori coraggiosi e poco superstiziosi aggiungerei, considerando che il foro di Castellana era anche circondato da numerose credenze... si narra ad esempio che per i contadini della zona rappresentasse il portale di discesa negli inferi.
Sfortunatamente in molti settori delle Grotte di Castellana è proibito l'utilizzo delle macchine fotografiche, quindi temo che da questo post non possiate evincere il fascino e la bellezza di queste grotte. Lascio quindi a voi viaggiatori il piacere di recarvi in Puglia e scoprire il resto della storia. In fondo al post troverete ulteriori informazioni e dritte su come e quando visitarle.
Buona esplorazione.
Informazioni di visita:
La durata di visita delle Grotte di Castellana varia a seconda dell'itinerario scelto. I percorsi percorribili sono due: quello completo di tre chilometri ha una durata di 120 minuti, mentre quello parziale di 1 chilometro dura 50 minuti circa.
Il suolo è molto scivoloso... ma scivoloso sul serio! Indossate scarpe adatte.
Dove si trovano le Grotte di Castellana:
Le Grotte di Castellana si sviluppano nell'omonimo Comune (Castellana Grotte) e distano 40 km dalla città di Bari. Le visite guidate possono essere scelte in lingua italiana o in lingua inglese e hanno orari prestabiliti di discesa. Raggiungete la località di mattina presto per essere sicuri di non spezzare la giornata con orari difficili.
Incorniciati dalle fronde degli alberi, seminascosti al resto del mondo, compaiono gli edifici dell'ex Manicomio di Volterra, struttura psichiatrica situata nell'omonimo Comune in Provincia di Pisa.
Edifici in rovina segnati da un decadente splendore, alcuni di questi ricoperti da una fitta vegetazione che lascia filtrare pochi e titubanti raggi di sole. Partecipando ad una visita guidata, curata dall'associazione "I luoghi dell'abbandono", siamo entrati in punta di piedi in questo mondo dimenticato. Un manicomio sorto nell'ultimo decennio dell'Ottocento che ha rappresentato uno spaccato di storia importante per il territorio della Val di Cecina.
Le strutture del Manicomio di Volterra contengono un interessante museo, un cimitero e i vari reparti disseminati sulle colline. Non tutti i reparti risultano di facile accesso ma salendo su sedie o scalette di fortuna, si riescono a superare muretti e recinzioni. Quello a cui ci si trova di fronte, varcate le soglie d'ingresso è un mastodontico teatro dell'assurdo. Tetti pericolanti e in parte distrutti, murales che raccontano i matti, corridoi oscuri, pavimenti che annaspano sotto a un incredibile quantitativo di tegole, rami, porte, mattoni, vecchi giornali, detriti. Un suolo caotico e instabile che ben si sposa con le menti irrequiete dei pazienti che hanno abitato e percorso queste ale.
Il manicomio ha attraversato quasi cento anni di storia italiana, resistendo ai due conflitti mondiali, ampliandosi al ritmo delle sempre più numerose richieste di degenza. Tra i vari consigli direttivi che hanno guidato e mandato avanti la struttura, merita una menzione la direzione di Luigi Scabia (1900-1934), che apportò notevoli benefici e cambiamenti a edifici e pazienti in cura. Scabia sostenne e incoraggiò in tutti i modi possibili la pratica dell'ergoterapia, ovvero la possibilità di curare le malattie mentali attraverso lo svolgimento di attività ludico-creative-lavorative, contenendo l'uso di sedativi e i mezzi di contenzione forzata ai soli casi irrecuperabili, ai soli pazienti pericolosi per se stessi e per gli altri.
Camicie di forza contenute nel Museo del Manicomio
Scabia fu un personaggio molto amato e portò avanti la direzione dell'ospedale psichiatrico fino alla sua morte, avvenuta nel 1934. Come ultimo tributo alla sua vita trascorsa dalla parte non sensata del mondo, decise di farsi seppellire nel Cimitero dei Matti, piccolo appezzamento di terra dove venivano sepolti i pazienti non reclamati dalle famiglie. Con la morte di Scabia, le condizioni dell'ospedale mutarono: si inasprirono le misure detentive, aumentarono le violenze, i mezzi di contenzione forzata dei pazienti cominciarono ad essere utilizzati senza troppi pensieri e premure.
In questi anni di follia, non tutti i matti (o presunti tali) vissero nei meandri dell'ospedale in silenzio, senza emergere o far rumore. Il Manicomio rappresentò, infatti, la dimora di un personaggio molto particolare: Oreste Fernando Nannetti.
Nanof o NOF4, per gli amici. Rinchiuso nel Manicomio nel 1958, con l'accusa di oltraggio a pubblico ufficiale, trascorse tutte le sue ore d'aria a comporre un enorme graffito sulla parete del suo reparto. Chiuso in un totale mutismo. Per anni interi. Con l'appellativo di Nanof o NOF4, utilizzava la parete come mezzo di comunicazione con il mondo, incidendo lettere e disegni con la fibbia della sua divisa. I graffiti seguivano una procedura ben precisa: in primo luogo, Nanof incideva con la fibbia un rettangolo, dopodiché riempiva lo spazio vuoto con le sue elucubrazioni.
Sono rimasta diversi minuti a contemplare quel libro di pietra, cercando di carpire il significato di quei graffiti così (dis)ordinati. Mi sono stupita nel trovare frasi di senso compiuto, descrizioni di sé così folli, "l'astronautico ingegnere minerario del sistema mentale", ma al tempo stesso (quasi) riconducibili ad una mente superiore.
L'elemento umano si allunga e si accorcia... riuscite a leggerlo?
Considerando la violenza odierna, i femminicidi, gli attentati terroristici con persone che sparano o si lasciano esplodere sulla folla, forse siamo noi i folli caro Nannetti, siamo noi la parte non sensata del mondo, gli esseri inferiori che non riescono ad evolvere.
I graffiti di Nannetti sono considerati patrimonio mondiale dell'Art Brut e se siete rimasti affascinati dalla sua storia, vi segnalo un libro che raccoglie tutte le testimonianze e i racconti del matto: N.O.F. 4 Il libro della Vita.
Termino il racconto sul Manicomio di Volterra con un piccolo mistero: non sono nuove le storie di fantasmi che infestano il manicomio e, pur non considerandole veritiere (i fantasmi in un manicomio sono troppo scontati, eddai!) nel corso della giornata è accaduto un fatto strano. Assieme alle normali foto scattate nell'arco intero della giornata, abbiamo trovato queste.
Tranquilli, la strana presenza nella prima foto non è un fantasma azzoppato ma una persona in carne e ossa con in mano una borsa e la ragazza ferma al centro (non si sa bene a far cosa... considerato il raffreddore di quella domenica stavo cercando fazzoletti in tasca!) sono io e sulle spalle ho uno zainetto... ma quel grumo scintillante? A quanto pare mi ha seguito anche nell'altra stanza.
Eri tu Nannetti? Sei venuto a trovarmi dalla Luna? Spero di sì.
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/morte/frase-30528?f=w:148>